Curiosità su Blade Runner

Intorno a Blade Runner, come per molti altri film, sono cresciuti miti, curiosità, “dietro le quinte” particolari e spesso interessanti. Raccogliamo in questa pagina alcune delle più significative curiosità.

  • Quando Philip K. Dick vide i primi 20 minuti di Blade Runner in una proiezione privata ne fu entusiasta, tanto da dichiarare che “hanno catturato esattamente il mio mondo interiore”. Peccato che né Ridley Scott, né lo sceneggiatore David Webb Peoples avevano letto il suo libro.
  • Pare che il livello di dettaglio dei set fosse maniacale. Per esempio: una scritta sulla porta di un bus recitava “Driver is armed; carries no cash”; scritte sui parchimetri c’erano le tariffe; nelle edicole c’erano riviste con copertine fatte apposta.
  • Ridley Scott scelse Rutger Hauer senza averlo mai incontrato. Vide i suoi film e ne fu molto colpito. Quando Hauer andò ad incontrario, si presentò vestito con pantaloni rosa, occhiali verdi e una felpa bianca con una volpe sul davanti. Scott sbiancò… ma si trattava solo di uno scherzo.
  • Joanna Cassidy (Zhora, nel film) era molto a suo agio con il serpente al collo perché era realmente il suo animale da compagnia: un pitone di nome Darling.

  • Nelle prime inquadrature aree della città, quando si vede un cartellone asiatico, se si aguzza la vista si può notare un lavandino mascherato da palazzo sullo sfondo.
  • Il Bradbury Building, il palazzo dove abita J.F. Sebastian che fa da scena all’ultimo inseguimento, è un punto di riferimento reale a Los Angeles. Compare in numerosi altri film e serie tv.
  • Viene spesso detto che la partita a scacchi giocata tra Roy Batty e Tyrell è ripresa da una famosa partita del 1851 giocata tra Adolf Anderssen e Lionel Kieseritzky e conosciuta con il nome di “La partita immortale”. Ridley Scott sostiene che qualsiasi somiglianza sia pura coincidenza.
  • Blade Runner è il film preferito di Rutger Hauer, tra quelli in cui ha recitato.
  • Il termine “replicanti” non compare mai nel libro di Dick. Venne ideato dalla figlia dello sceneggiatore David Webb Peoples, rifacendosi alla replicazione delle cellule.
  • Quando William Gibson andò al cinema a vedere Blade Runner, ai tempi in cui stava scrivendo il suo libro cyberpunk “Il Neuromante”. Dopo una ventina di minuti di proiezione, si alzò e se ne andò, scosso dalle spaventose similarità tra il film e quanto si era immaginato per il suo libro.
  • Il titolo del film è preso dal libro “The bladerunner” di Alan Nourse. William Burroughs aveva già scritto una sceneggiatura basata su quel film, chiamata proprio “Blade Runner: a movie”. Ridley Scott acquistò i diritti per il titolo, ma non per il libro o la sceneggiatura.
  • La famosa sequenza finale a volo d’uccello sopra una foresta fa parte del girato non utilizzato del film Shining, di Stanley Kubrick.
  • Uno dei veicoli volanti del film è esposto permanentemente al Science Fiction Museum and Hall of Fame a Seattle.

  • Il famoso test Voight-Kampff prende ispirazione da un saggio scritto da Alan Turing nel 1951, dove si proponeva un test chiamato “il gioco dell’imitazione” che avrebbe dovuto fare la differenza tra intelligenza umana e artificiale.
  • Syd Mead fu originariamente assunto per lavorare sui design di veicoli e oggetti. Quando Scott vide i suoi disegni, comprensivi di sfondi, ne fu così impressionato che decise di affidargli anche il design dei fondali di tutto il film.
  • Ridely Scott prese ispirazione visiva da diverse fonti, tra cui il dipinto Nighthawks di Edward Hopper e la rivista di fumetti francese Metal Hurlant (in particolare i fumetti di Moebius).
  • Inizialmente Scott pensò di ambientare il film in una città chiamata San Angeles, un amalgama di Los Angeles e San Francisco. Scartò poi l’idea, che venne usata invece nel film Demolition Man.
  • Harrison Ford considera Blade Runner uno dei film più frustranti in cui ha lavorato, sia perché le riprese furono problematiche (parte della troupe chiamava il film Blood Runner), sia perché furono fatti cambiamenti in post-produzione pensati per migliorare i risultati di botteghino (cosa che non fecero).
  • La stanza da letto di Tyrell fu modellata su quella del Papa in Vaticano.
  • Dopo che Pris incontra J. F. Sebastian, corre via e finisce con il rompere il vetro di un’auto con il gomito. Accadde realmente a causa del suolo scivoloso e Daryl Hannah si fece veramente male.
  • Si pensava che la prima versione del film di Ridley Scott, senza voce fuoricampo, fosse perduta. Venne invece ritrovata da tale Michael Arick e, dopo diverse peripezie, finì nelle mani di Ridley Scott che la usò come punto di partenza per creare la Director’s Cut.
  • La frase pronunciata da Rutger Hauer alla fine del film “Come lacrime nella pioggia” fu completamente improvvisata proprio dall’attore.
  • Il rapporto tra il regista e la troupe non fu dei migliori. In un’intervista ad un giornale inglese, Ridley Scott disse che preferiva lavorare con troupe britanniche perché quando lui chiedeva qualcosa, loro rispondevano con un “Yes gov’nor”. Gli americani non ne furono molto felici e cominciarono ad indossare magliette con la scritta “Yes gov’nor my ass”. Come tutta risposta Scott fece fare per sé e per i suoi stetti collaboratori una maglietta con la scritta “Xenophobia sucks”.